L'avventura di due uomini che senza altre armi se non le braccia si affrontano e si misurano sul ring fa parte della storia dell'uomo. Dall'antica Grecia, ha attraversato l'Impero romano, superando il Medioevo per arrivare ai giorni nostri con il suo carico di contraddizioni e di paradossi.
La boxe ha insita un'asprezza indiscutibile. Sul ring non ci sono mediazioni, ne compromessi. Pronostici, accordi, combines: tutto accade fuori dal perimetro di lotta, dove i due pugili sono nel pieno della loro solitudine, con la loro paura e il loro coraggio. Uno davanti all'altro, in attesa del gong e nel rispetto delle regole.
Per questo la boxe è stata cantata dai letterati e artisti, ha ispirato scrittori e poeti. Perche non è soltanto uno sport, non è soltanto agonismo, non è soltanto sfida all'ignoto: è anche e soprattutto misura di due caratteri che si affrontano e si confrontano con durezza e energia, mettendo a repentaglio la propria incolumita'.
La boxe pone al centro della sua essenza il duello tra due nemici e rivali pronti a dar fondo ad ogni energia pur di primeggiare. Due avversari acerrimi ma che alla fine del match si abbracciano e si complimentano. Spesso, anzi, tanto piu' duro è stato il combattimento, tanto piu' caloroso sara' l'abbraccio, quasi a simboleggiare la comune lotta per la sopravvivenza.
Ecco il fascino della boxe: il paradosso di un duello eterno, mistico e profano, tra il bene e il male, tra l'oggi e l'eternita' che incarna la vita, di cui, rimane splendida metafora.
tratto dal libro "Parola di Boxe" di Antonio Creti e Salvatore Marafioti
DARIO CICHELLO